E’ una nuova rivoluzione nel mondo del lavoro che crea opportunità di lavoro
potenzialmente in qualsiasi
punto della nazione e perciò straordinariamente efficace. Così come il sole
distribuisce equamente la sua energia, così noi possiamo democraticamente
sfruttarla generando impresa. Non parliamo poi dell’entusiasmo che sta creando
nel mondo giovanile specialmente tra i neolaureati che vedono in questo settore
delle rinnovabili una speranza di un lavoro “sicuro” e dove probabilmente possono
mettere a frutto i propri studi, cosa difficilmente realizzabile nel mondo del lavoro
attuale. Ebbene, nonostante i continui tentativi di sabotaggio del governo da parte del
ministro o partito di turno, che vede in questo settore una macchina mangiasoldi anziché
un’opportunità per il paese, il fotovoltaico è ormai una realtà che ha acquisito una
massa critica che difficilmente potrà essere fermata specialmente ora che lo spettro
delle centrali nucleari è stato allontanato per sempre, almeno per quanto
riguarda la scissione dell’uranio.
Tornando ai giovani io capisco effettivamente
il loro entusiasmo perché anch’io ne sono contagiato ma per ragioni storiche visto
che non sono più in tenera età, ma se da un lato io vedo realizzare un progetto
partito in tempi non sospetti nel lontano 1992, dall’altro i
giovani d’oggi, animati sempre di più da uno spirito ecologista ormai diffuso
ovunque, vedono conciliare una professione con l’ideale di contribuire in qualche
modo a migliorare l’ambiente.
Cosa c’è di meglio che fare una specie di volontariato
stipendiato?
Ebbene le imprese del fotovoltaico oggi rappresentano una sorta di oasi
in cui realizzare i propri sogni. Cerchiamo perciò di non svegliare questi giovani e
lasciarli lavorare serenamente per svolgere la loro missione di salvatori di un mondo
ormai insostenibile.
Elio Piffer CEO
PVS
"Quando ci siamo trovati di fronte all'opportunità di bonificare dall'eternit quattro tetti a botte di tipo
industriale con conseguente rifacimento della copertura da completare con un impianto fotovoltaico abbiamo
pensato che questa era l'occasione giusta per mettere in pratica un progetto e una soluzione a cui avevamo
pensato da almeno un paio d'anni: realizzare un impianto su una superficie curva mantenendo le stesse
caratteristiche di integrazione e di producibilità di un impianto installato su falda piana." È con queste
parole che Elio Piffer di PV Systems descrive quello che, in base a quanto afferma l'azienda, è il primo
impianto fv integrato e ventilato realizzato con pannelli piani su copertura curva in Italia.
"Questo ha significato realizzare un impianto completamente integrato senza 'soffocarlo' come succede
in tutti i casi in cui si vuole ottenere la tariffa massima insieme al miglior risultato estetico.
Il risultato è stato eclatante sia per l'impatto estetico sia per la producibilità raggiunta, la stessa
degli impianti in aria o semi-integrati. La soluzione è molto semplice, come tutte le idee geniali,
ma non possiamo svelarne i segreti perché vorremmo brevettarla. Possiamo comunque confermare che tale
soluzione non esiste sul mercato ma è ottenibile modificando delle strutture di supporto disponibili in
commercio."
L'impegno più gravoso è stata la posa della lattoneria, tipicamente rettilinea,
che ha richiesto un lavoro da cesellatore per poterla adattare alle superfici curve.
"Infine da non trascurare l'intervento sulla struttura delle botti: una non perfetta
geometria originale, una debolezza statica e delle misure non compatibili con i moduli
non avrebbero permesso di ottenere il risultato raggiunto in termini di livellamento,
regolarità della curvatura e massimizzazione della superficie occupata."
Tratto da FV fotovoltaici
Si continua a parlare di nucleare sì o nucleare no sull’onda della catastrofe giapponese: ma non doveva essere una
disgrazia a farci scegliere la strada per il nostro futuro energetico, bensì una serie di altre ragioni che ora,
giustamente, la questione sicurezza tende a farci dimenticare. Certo, una cosa che mostra ancora una certa vulnerabilità
contro gli eventi naturali evoca paure ataviche, che da sole basterebbero a indurre una nazione a rivedere le proprie
posizioni o abbandonare la strada intrapresa, ma vorrei affrontare l’argomento sullo stesso piano di coloro che sostengono
che la sicurezza sia un problema superabile o già superato dalle centrali di terza o quarta generazione. Prima però vorrei
fare una premessa per togliere dei dubbi a chi pensa ancora che il nucleare sia l’unica soluzione per risolvere la
dipendenza dai combustibili fossili senza emissioni serra: ci sono le energie rinnovabili, che noi riteniamo siano la
soluzione principe su cui concentrare gli investimenti e in grado di generare una quantità sufficientemente grande di
energia da sostituire gradualmente le attuali fonti inquinanti.
Dimostrazione: nel 2010 in Italia si è installata una
potenza di solo fotovoltaico in grado di generare tanta energia quanta una centrale nucleare
e senza bisogno di scomodare
testimonial illustri (vedi Veronesi) per convincere gli italiani che il nucleare è l’unica strada da seguire o investire
milioni di euro nella comunicazione solo per sensibilizzare l’opinione pubblica.
Tolto il dubbio che le rinnovabili possono
effettivamente essere un’alternativa per l’Italia così come per il mondo intero, affrontiamo la questione economica,
la più controversa tra quelle avanzate a favore dell’una o dell’altra tecnologia.
Chiariamo innanzitutto che quando si parla di costi del nucleare si sottostimano sempre quelli concernenti lo smaltimento
delle scorie e non si considerano affatto quelli potenziali sulla salute pubblica che potrebbero stravolgere qualsiasi
confronto.
Fatta questa premessa, consideriamo quindi solo i costi evidenti e quelli minimi dello stoccaggio delle scorie volendo
giocare, per così dire, sul campo dell’avversario, perché nel caso del fotovoltaico i costi dimenticati di cui sopra o non esistono (salute) o sono trascurabili (riciclaggio materiali).
Consideriamo inoltre “equivalenti” le vite di entrambe le soluzioni, altrimenti si apre un altro capitolo di discussione che renderebbe il confronto ancora più complesso.
Elio Piffer CEO
Due fatti che non dovrebbero avere correlazione mentre nella realtà sono ahimè strettamente connessi.
Il fatto sorprendente (almeno per i non addetti) di essere stati capaci di installare tanta potenza
con il fotovoltaico in così poco tempo rispetto ai tempi elefantiaci del nucleare ha spiazzato il governo
che ha reagito nel modo peggiore, disarticolato e controproducente persino per loro. Se da un lato
vogliono far credere di limitare un presunto danno alle tasche degli italiani, dall'altra ne creano
uno oggettivamente grave. Il primo sarebbe di prevenire un aumento fuori controllo delle bollette
energetiche mentre il secondo mette a rischio il posto di lavoro di oltre 150.000 addetti.
Da un ipotetico e infondato pericolo (almeno nelle proporzioni dichiarate) ad un sicuro impatto
negativo sul mercato vissuto in prima persona.
L'unica cosa che ha funzionato bene nel mondo del lavoro ed in particolare dell'energia negli
ultimi anni è stato proprio il fotovoltaico che ha generato tantissimi posti di lavoro ed un
entusiasmo che non si era mai visto in un mercato nazionale ed internazionale prima d'ora.
Per la prima volta si puù fare business e aiutare l'ambiente nello stesso tempo con una soluzione
tra le più sicure e semplici disponibile oggi sul mercato.
Con il fotovoltaico tutti potenzialmente
possono dare una mano a risolvere il problema energetico nazionale ed in un anno si è costruito
l'equivalente di una centrale nucleare senza nessun rischio per l'ambiente e con il consenso di
quasi la totalità della popolazione. Per nessun altra forma di energia si è riscontrato tanta
facilità di sviluppo nonostante le ancora molte difficoltà autorizzative. E questo perché il
fotovoltaico è l'unica fonte energetica veramente democratica! Vogliamo fermare tutto questo?
Tornando all'aspetto economico della questione sappiamo che tutto il settore fotovoltaico è
sostenuto dai cittadini con le bollette energetiche per cui se si volesse fermare tutto questo
perché non chiediamo a loro se sono disposti a sostenerlo o meno? No, questo non viene fatto in
quanto dai sondaggi risulta che gli italiani favorevoli raggiungono sorprendentemente l'80%.
Ma c'è di più: dagli incentivi, che dalle bollette tornano in mano ai cittadini che hanno
investito nel fotovoltaico, il governo ricava degli introiti fiscali gratis senza aumentare le tasse.
Perché dunque andare contro gli stessi interessi dello stato? Perché probabilmente dietro il nucleare
si nascondono interessi ben più grandi che fanno dimenticare ai nostri politici qual è la loro missione
principale di servire il popolo senza inseguire progetti insensati.
Il mercato del fotovoltaico ha
bisogno della massima attenzione e deve essere sostenuto con la giusta gradualità ancora per qualche
anno fino al raggiungimento della cosiddetta grid parity senza scossoni e danni a tutti coloro che
vogliono investire nell'ambiente con una ricaduta positiva su tutta la comunità e sulle future generazioni.
Elio Piffer CEO